La buona accoglienza ha un futuro

Il decreto verrà presto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, ma è già possibile avere un quadro sul futuro del sistema SIPROIMi (ex SPRAR).

«La buona accoglienza ha un futuro ed un futuro hanno anche i tanti professionisti che quotidianamente lavorano nel difficile compito di integrare i migranti titolari di protezione internazionale e sussidiaria».

Con queste Renato Meli accoglie lo schema di decreto del Ministro dell’Interno,  e approvato giorno 7 novembre dalla Conferenza unificata.

Il decreto, dopo che sarà passato dalla Corte dei Conti, verrà presto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, ma è già possibile avere un quadro sul futuro del sistema SIPROIMi (ex SPRAR) che ha già dato molto positivi risultati.

«Non ho ancora studiato – sottolinea Renato Meli, impegnato in queste ore a Palermo per la tre giorni di confronto “Lampedusa convoca” – i particolari del decreto del Ministro dell’Interno relative alle modalità di finanziamento della rete SIPROIMI – ma esprimo un sentimento di sollievo nel vedere messi in sicurezza i progetti in scadenza a fine anno attraverso una proroga di sei mesi che gli enti locali avranno a disposizione per predisporre gli atti amministrativi necessari alla prosecuzione. La nostra Fondazione ha in gestione 5 progetti che fanno capo agli enti locali del Comune di Ragusa, Comiso e del Libero Consorzio dei Comuni di Ragusa».

Condivido il parere del sindaco di Prato, Matteo Biffoni, che, in qualità di delegato Anci per l’immigrazione parla di continuità in continuità, in termini di servizi, rispetto allo Sprar. “L’impianto delle linee guida – ha dichiarato Biffoni – allegate al decreto, conferma infatti quegli standard definiti e implementati negli anni, che hanno reso la rete dei Comuni una delle migliori prassi in Europa nella presa in carico dei rifugiati”.

«Dopo un lungo periodo di trepidazioni – conclude Renato Meli – guardiamo con sguardo più sereno all’immediato futuro con la certezza che la bontà del lavoro svolto da noi e da tante altre realtà del privato sociale possa continuare ad essere ciò che già è: innanzitutto un servizio per i più deboli, ma anche, per tanti dipendenti della Fondazione, la possibilità di proseguire la loro attività lavorativa».

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